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    November 25

    trecentottantacinque mattine

       Aprì gli occhi quella mattina e rimase lì sul letto a fissare il soffitto in un punto vuoto.Sapeva benissimo che non sarebbe stato meglio del giorno prima,era solo questione di tempo.E infatti,ecco che tutto ricomincio da capo.Non si era sbagliato.Ormai le mattine così erano diventate tante,cosi tante,che non si ricordava più il numero.Provò a contarle.erano tredici mesi,due settimane e cinque giorni ormai.Fece il calcolo nella sua mente confusa.trecento ottantacinque mattine.O erano trecento ottantasei?La confusione torno a regnare nella sua mente,esattamente cm la mattina prima e l altra mattina prima ancora.
       Anche se gli mancava la voglia fece uno sforzo e si alzo lentamente.Si sentiva esausto,quasi privo di forze.Fece senza afrettarsi le faccende mattiniere,che erano molto meno di quelle che la gente considerata normale,faceva.Lavaggio dei denti ma non del viso.Un bicchiere di latte freddo direttamente dal frigorifero,senza zucchero,e subito dopo la sigaretta.
       Usci dopo una grande lotta interiore se uscire o no.Salì sulla macchina,l accese e via.Non aveva una mèta.sopratutto perche non li andava andare da qualche parte.voleva semplicemente guidare.
       Apri il finestrino della macchina.Ogni tanto gli sembrava che li mancasse l aria.Di colpo senti il vento che sbatteva dolcemente nel suo viso.Sembra una carezza pensò.Chiuse un attimo gli occhi e si ritrovò in carezze che ormai doveva dimenticare.Al improvviso gli sembro che dagli occhi stessero scendendo due lacrime ed aprì subito gli occhi,ma nn era cosi.è l umidita della mattinata penso,ma sapeva che nn era così.
       La radio,accesa dal primo momento che era salito in macchina suonava una bellissima canzone che attiro subito la sua attenzione.La sua canzone preferita si disse.
       L umidita negli occhi ritornò.Maledizione a qst maledetto tempo disse ad alta voce.Tornò ad accompagnare la canzone di prima cantando sotto voce.L aveva imparata a memoria cantandola con lei.Il pensiero lo fece richiudere gli occhi ancora.E poi,aprendoli,gli accompagno con un ammaro sorriso,o forse ironico.O forse tutte e due insieme,un ammaro ironico sorriso,chi lo sa.
      Ecco un altra delle sue canzoni preferite.Fisso gli occhi in un punto della strada e ricomincio a canticchiare senza battere ciglio,inconsapevole di quello che stava cantando,cantava come per inerzia.Si era fissato lì,sul asfalto che la macchina metteva sotto,sempre più golosa.Il contachilometri ormai segnava già 136 km al ora e continuava a salire in fretta ma lui non l aveva notato,ma anche se l avesse notato non e che avrebbe rallentato.Avrebbe solo fatto finta di non averlo notato.
       Un colpo di dolore al cuore,uno dei tanti soliti colpi di quel periodo lo costrinse a chiudere gli occhi nuovamente.Gli chiuse e gli aprì subito.Giusto un attimo.Un attimo sufficente per prendere quella grossa vecchia quercia in pieno,e chiudere gli occhi un ultima volta.Questa volta per non aprirli più.